La Fabbrica BPD

La Fabbrica 1935-1945

1935 – 1945

In pochi anni la popolazione della nuova città registra un incremento assai vistoso anche per la massiccia immigrazione (la seconda dopo quella degli anni 1920-22), questa volta a prevalenza toscana, per le competenze nel campo meccanico che queste maestranze potevano vantare.

E così, nell’arco di un triennio, i 3.500 abitanti censiti nel 1935 diventano 6.400 nel 1938. Alle 7:40 del 29 gennaio 1938 un primo scoppio, seguito da un altro alle 8:05 e da un’altra serie di deflagrazioni nel reparto “Tritolo” (dove era stoccato il prodotto), causano una immane tragedia con 60 morti e oltre 1.500 feriti.

La visita di Mussolini e dei reali alla città nelle ore immediatamente successive al tragico evento dà il segno della enorme gravità dell’accaduto e, nei giorni successivi, ha enorme risalto nelle pagine dei giornali nazionali ed esteri.

A cavallo degli anni 1941-42 sorgono nuovi impianti chimici per la produzione di ammoniaca, acido nitrico, solfato ammoniaco, alcol metilico ed altri ancora.

Dopo l’8 settembre 1944, gli eventi bellici, connessi alla vicinanza di Colleferro con la linea Gustav, impongono la sospensione di ogni attività produttiva. Anzi, oltre 1.400 vagoni di materiali e macchinari industriali (il 95% delle attrezzature meccaniche e il 60% di quelle chimiche) vengono forzatamente allontanate, senza contare le requisizioni e i saccheggi da parte delle truppe tedesche in ritirata.

Come testimoniato dal Commissario straordinario del Comune, “a partire dalla notte del 26 maggio 1944 e fino al 31 maggio si sono susseguiti scoppi di mine per la distruzione della fabbrica da parte dei guastatori tedeschi fino all’esplosione veramente formidabile di un deposito di esplosivi”.

Le distruzioni belliche. Foto ing. Grande

Il 2 giugno 1944 entrano a Colleferro le prime truppe alleate.

Si apre un ulteriore, nuovo capitolo della storia della BPD, all’insegna della ricostruzione morale e materiale della città e della fabbrica stessa, questa volta senza poter contare sull’apporto dell’ing. Parodi Delfino, morto nel mese di novembre del 1945 nella sua villa di Arcinazzo.